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Perché ho studiato il russo

Nei primi anni ’70 del sec. scorso una psicosi diffusa prevedeva l’invasione dell’Italia da parte delle truppe sovietiche. La gente era preoccupata e lo ero anch’io. Mi venne in mente, quindi, di studiare il russo. Pensai, quando arrivano sarei stato in grado di relazionare con loro, dato che in pochi conoscevano questa lingua. Presi la cosa tanto sul serio che mi iscrissi ad un corso di linguistica che si teneva a p.zza Sallustio in Roma, tenuto dal prof. Carpitella, noto studioso di russistica.
Non contento, dato che frequentavo la facoltà di lettere allo “Studium urbis”, così allora era nota l’Università “La Sapienza” di Roma, feci introdurre nel piano di studi la frequenza di un biennio di Lingua e letteratura russa che superai brillantemente.

Le conseguenti relazioni di studio mi fecero conoscere l’addetto culturale presso l’ambasciata e Nikita, un funzionario dell’agenzia turistica Inturist / Интурист. Iniziai le frequentazioni  e spesso venivo invitato alle feste che si tenevano presso la villa dell’Ambaciata sovietica di villa Abamelek (donata dall’Italia all’URSS nel dopoguerra) situata sulla collina del Gianicolo da dove si osserva un bellissimo panorama della Capitale.

Raggiungere la villa al centro del grande parco era un’impresa: i cani da guardia ubbidivano e si tenevano a bada solo se gli si parlava in russo. Si rischiava di essere sbranati se si entrava senza un accompagnatore.

Una volta condussi con me ad un rinfresco il Preside della scuola dove insegnavo, un noto poeta-scrittore, comunista sfegatato. Gli presentai l’addetto culturale e dopo i convenevoli il Preside gli regalò un suo libro che trattava temi culturali politici dell’epoca. Pensando di fare cosa gradita, il Preside iniziò a declamargli la poesia “Dal Biferno alla Moscova”, contenuta nel volumetto donato ma dallo sguardo si intuiva che all’addetto non fregava niente del brano ammiccante all’amicizia italo-sovietica.

Ma la storia non è finita qui perché iniziai a frequentare assiduamente anche Nikita dell’Inturist. Seppi che all’epoca gli impiegati dell’ambasciata non potevano, nei loro movimenti, oltrepassare il Raccordo anulare e per andare oltre necessitava un permesso speciale.
Ci vedevamo spesso al quartiere Monteverde e parlavamo del più e del meno. Parcheggiava la sua 128 azzurrina sempre ad un paio di km dal luogo dell’incontro. Una volta rimase intrappolato nel parcheggio della Standa a via Newton che in chiusura aveva abbassato le sbarre ma con una manovra spericolata tra le aiuole riuscì a tornare in strada.

Un giorno mi propose di recensire a pagamento i giornali italiani per l’agenzia di stampa Novosti ed iniziai il lavoro con entusiasmo. Rilasciavo ad ogni consegna una ricevuta firmata su carta comune. Ma dopo qualche tempo, visto che i pagamenti in contanti erano immediati ed anche generosi mi venne il sospetto che stavo per cacciarmi in guai seri. L’amico era veramente un funzionario dell’Inturist o una spia che cercava adepti per una rete che stava costruendo? Dopo qualche ripensamento decisi di evitare qualsiasi contatto con l’amico sovietico che non si capacitava della mia riluttanza a frequentarlo. La questione finì così e non ho mai saputo se feci bene o male nel troncare l’amichevole relazione.

In seguito mi recai più volte a Mosca  per la frequenza di corsi presso l’Università statale di Mosca Lomonosov / Ломоносов o agenzie culturali come Спутник. L’aver studiato il Russo con particolare attenzione non mi è servito per nulla nella vita!

🤵 ©️Antonio Mancuso

Carri sovietici – Praga 1968

Mosca – Ragazze pioniere

Attestato accademico c/o l’agenzia  Спутник
Lezioni di Russo

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