🥒 Bestiario comunitario

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A proposito di vongole e cetrioli

Talune direttive estemporanee europee si occupano della forma e delle dimensioni della frutta e di vegetali vari nonché della grandezza delle vongole.
Per esempio il cetriolo (ordinanza numero 1677 della Commissione Europea) per poter essere commercializzato nella UE deve avere una curvatura che non superi i 10 millimetri su una lunghezza di 10 cm e la misurazione deve avvenire lungo la parte convessa del frutto e non su quella concava. E’ tuttavia prevista una deroga per i cetrioli «di serie B» la cui curvatura può raggiungere i 20 millimetri.

📌 Da alcune ordinanze della Unione Europea.
● Le banane devono avere una lunghezza al massimo di 14,27 cm per poter essere vendute.
● Il diametro delle albicocche deve essere di almeno 3 cm.
● Le fragole non possono avere un diametro inferiore ai 25 millimetri nel loro punto di massima larghezza e devono presentare un bel colore rosso uniforme.
● Un baccello deve contenere almeno 3 piselli.
● E’ contemplata anche la sfericità delle albicocche, dei pomodori, delle melanzane e delle pere.

🥒 In relazione alle vongole
● Le vongole per essere regolari devono avere il diametro minimo di almeno 25 mm per cui è vietato pescarne sotto i 25 mm. Quelle pescate in Adriatico non raggiungono naturalmente una lunghezza superiore ai 22 millimetri e come risultato i pescatori dell’Adriatico sono entrati in grave crisi.
Va notato che i fondali dell’Adriatico sono diversi da quelli dei mari del Nord Europa e di conseguenza la pesca delle vongole piccole è sostenibile. L’Italia si è oposta anche con ragioni scientifiche e ambientali, ma è stato tutto inutile. La burocrazia ha vinto ancora.

📌 Fortunatamente sono decadute talune regole assurde che riguardavano pesi e dimensioni di: carote, asparagi, carciofi, cocomeri, melanzane, avocado, ciliegie, cavolfiori, cavoli, cetrioli, aglio, prugne, nocciole in guscio, sedani da coste, zucchine, porri, meloni, cipolle, piselli, spinaci, funghi noci in guscio, cicoria, albicocche, fagioli …

Tuttavia rimangono in vigore limiti per alcuni prodotti come: mele, agrumi, kiwi, lattughe, pesche e pesche noci, pere, fragole, peperoni dolci, uva da tavola e pomodori.
Ed ecco alcun regole stabilite dal Regolamento n. 543 del 2011. Le mele devono avere 3/4 della superficie totale di colorazione rossa per le mele del gruppo di colorazione A, 1/2 per le B e 1/3 per le C.
Il calibro è determinato dal diametro massimo della sezione equatoriale all’asse del frutto in funzione del peso oppure del numero di frutti.
Quanto alle dimensioni, minimo servono 60 mm di diametro o 90 gr. di peso. E, quel che è peggio, si disciplina perfino la “variabilità”.

In relazione all’imballaggio: il calibro deve essere omogeneo; la differenza di calibro tra i frutti di uno stesso imballaggio non deve superare i 5 mm per le mele di qualità extra. Esteticamente le mele devono essere perfette, non devono contenere alcuna imperfezione altrimenti sono da scartare.
Ed ancora in relazione al diametro: 35 mm per le clementine; 45 mm minimo per limoni e mandarini; 53 mm per le arance.
Per i kiwi si è invece ricorsi al peso: minimo 90 g per la categoria “extra”, 70 e 65 per quelle inferiori.
Per pesche e noci è richiesto un calibro minimo di 56 mm per le extra e 51 mm per le altre; per le pere 60 mm per le extra, 55 per le altre; per le fragole (25 e 18 mm).
L’uva da tavola deve pesare minimo 75 gr. a grappolo.  ⏳  17.11.2022

📖  Prodotti ortofrutticoli. Sintesi, Commissione europea, Agriculture and rural development

📖  Norme di commercializzazione – Prodotti ortofrutticoli, Commissione europea, Agriculture and rural development

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4 risposte a 🥒 Bestiario comunitario

  1. v.pica scrive:

    Unione Europea e neolingua politicamente corretta

    Credo che buona parte di questo “pensiero unico” fatto passare come linguaggio progressista, in realtà ha come scopo principale colpire la Famiglia nei suoi fondamenti in quanto istituzione . Poiché la famiglia resta l’unica istituzione dove vige ancora un rapporto basato sulla solidarietà che è radicata nei sentimenti, in una società che ormai ha posto il “denaro” come unico valore. E secondo me è evidente il tentativo per ottenere la disgregazione della famiglia, per dissolverne ogni legame sia naturale che identitario. A beneficio di una società omologata e trasformata con una unica logica che è quella mercantile consumistica. Scomparendo in tal modo il “luogo solidale per eccellenza” che è la famiglia, si potrà disporre di un mondo infinito di consumatori omologati.

    Dal Forum del Fatto quotidiano – 22.10.2022

  2. v.pica scrive:

    Unione Europea e neolingua politicamente corretta

    Io sono credente, e non penso che la difesa della famiglia debba essere quella fatta da personaggi come Fontana, perché tra l’altro “le loro argomentazioni” non tengono conto che viviamo in un paese laico e che la realtà è molto ma molto più complessa, dove le risposte (in via legislativa) che vanno date devono tener conto dei diritti di tutti, nessuno escluso. Pertanto la mia preoccupazione scendendo più nel merito (con semplicità) è quella di ritenere che l’attacco del “pensiero unico” detto progressista e “inclusivo” per rispetto alle minoranze etniche e di genere, non è altro come dice l’amico Gianni Corsi, un tentativo per cancellare la cultura del “chi siamo e da dove veniamo” per avere una “anestetizzazione” delle masse e una liquefazione della identità. Tutto questo tradotto “in un pensiero breve” significa: io non sono ne uomo ne donna, ne maschio, ne femmina ecc.! E allora giacché non so chi sono? Oggi mi sento uomo mi vesto da uomo, mi sento donna mi vesto e mi trucco da donna… questo porta ad una crescita del “Mercato” che non ha precedenti! (già oggi l’uomo usa prodotti cosmetici ecc.). Questa in sintesi a mio avviso è la spinta che il “MERCATO” sta facendo utilizzando fortemente quella parte di società civile che giustamente reclama un riconoscimento identitario nell’ambito legislativo.

    Dal Forum del Fatto quotidiano – 23.10.2022

  3. EllieG s scrive:

    Perché tanto astio contro il linguaggio inclusivo? Per carità, alcune delle espressioni citate possono suonare eccessivamente formali e non essere adatte a un registro colloquiale della comunicazione, ma forse è perché si tratta di espressioni davvero destinate alla discussione politica e alla stesura di norme e leggi. Nella comunicazione di tutti i giorni, potremo continuare a dire che andiamo al matrimonio dei nostri amici Antonio e Matteo, senza precisare che si tratta di un matrimonio egualitario, ma è sacrosanto che le parole usate per scrivere le leggi siano soppesate con il bilancino da chimico che arriva ai microgrammi. Una parola come “matrimonio egualitario” leva ogni dubbio; dunque se l’obiettivo del legislatore è quello di dichiarare che il matrimonio è uguale a tutti gli effetti qualsiasi sia il sesso degli sposi, qual è il problema nell’usare parole precise? Continuare a chiamarlo “matrimonio gay” potrebbe far pensare che si tratti di una cosa diversa. Allo stesso modo, parlare di “trattamento equo, paritario” permette di sottolineare che tutti hanno diritto allo stesso trattamento, che i diritti che vengono riconosciuti alle persone non sono riconosciuti loro in quanto gay o omosessuali, ma in quanto persone.

    Per quanto infine riguarda la biologia, infine, il punto non è che Bruxelles voglia “superare la biologia” o che la consideri “un’invenzione della società patriarcale e dei suprematisti bianchi”. Il problema è che quello che impariamo fin dall’asilo come distinzione biologica tra maschietti e femminucce è in realtà una semplificazione della realtà (anche abbastanza grossolana). In realtà, il sesso assegnato alla nascita viene assegnato semplicemente guardando in mezzo alle gambe del neonato, senza fare esami genetici che permetterebbero di determinare con maggiore accuratezza il sesso biologico (le combinazioni cromosomiche non sono solo XX o XY, ma ci sono varie situazioni in cui il fenotipo e il cariotipo non corrispondono, o casi in cui si presentano cromosomi in più XXY, XYY, XXYY, XYYY, o in meno X0). Ecco perché “sesso assegnato alla nascita” è più corretto di “sesso biologico”.

    Dal Forum del Fatto quotidiano

  4. admin scrive:

    🙍‍♀️ Intanto grazie per l’argomentato commento.

    a) Premesso che l’autore del post non è uno specialista dell’Accademia della Crusca né uno studioso di linguistica e tantomeno un biologo. Trattasi di una semplice riflessione sugli abusi linguistici che “ il pensiero unico” e l’omologazione globalista ci impone ( attraverso il quarto, quinto e sesto potere ) come “comportamento sociale” da adottare senza essere additati al pubblico ludibrio.

    b) Nel post si voleva stigmatizzare talune iniziative della Comunità Europea (a cominciare dal NUTRISCORE) che invece di occuparsi di cose serie si esercita a regolamentare la forma e il calibro dei cetrioli – e di altra verdura e frutta – e delle vongole portando nocumento alla nostra economia alimentare di qualità a vantaggio delle multinazionali del cibo ultra-processato presenti nelle economie di Paesi concorrenti.

    c) Per quanto riguarda il neolinguaggio omologato ad uso interno UE e per legiferare liberi di operare. L’aspetto negativo è il trasferimento del neolinguaggio nell’uso comune, quando viene accettato ed utilizzato nelle relazioni quotidiane snaturando la lingua italiana.

    E per finire. Alla nascita (e all’anagrafe) in tutto il mondo si assegna il sesso “semplicemente guardando in mezzo alle gambe del neonato” e non dopo approfonditi esami genetici, studio delle combinazioni cromosomiche ed esami del DNA. Questi studi clinici vengono fatti all’occorrenza quando emerge il problema se di problema trattasi.

    Dal Forum del Fatto quotidiano

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