👽 Whistleblower

👽 Whistleblower? Chi è costui?

L’Itanglese (anche Itanglish) è una non-lingua né italiana né inglese e si riferisce al gergo utilizzato in certi contesti in cui si ricorre in modo arbitrario a termini e locuzioni inglesi.
Si sta diffondendo soprattutto fra i giovani e sta inquinando e progressivamente sostituendo l’Italiano con riduzione della capacità di espressione. Predispone al pensiero unico e prevede l’uso di termini assunti dagli USA, di cui siamo fedele colonia.
I neologismi sono migliaia mentre andrebbero utilizzati solo quando non esiste un corrispondente in lingua italiana, per es. marketing, smog … o in settori dell’ambito tecnologico come l’informatica che si è sviluppata in America: internet, browser, download, mail, backup, byte, bug, cookie, web, flash, menu, blog …
Perché utilizzare alcuni anglicismi come workshop (seminario), abstract (riassunto), fashion (moda), cash (contanti), food (cibo), gossip (pettegolezzo), look (aspetto), make up (trucco), brand (marchio), cash (contante), cover (copertina), fashion (moda), location (posto/luogo), meeting (riunione/assemblea), staff (personale), store (negozio), ticket (biglietto), competitor (concorrente), brand (marchio), coach (allenatore), assistant (assistente), founder (fondatore), fake (falso), location (luogo), mood (tendenza, atmosfera), mission (missione), meeting (riunione), team (squadra), community (gruppo) … che hanno i corrispondenti termini in italiano?
Si sfocia nel ridicolo quando gli anglicismi vengono comunemente usati dalle Istituzioni come jobs act (legge sul lavoro), spending review (taglio della spesa pubblica), Whistleblower (allertatore civico), lockdown (confinamento), hot spot (centro di identificazione)
Se all’Itanglese aggiungiamo la simbologia diffusa dai Social media: faccine, acronimi, sigle … la capacità di espressione e di comunicazione viene limitata enormemente ed è sempre meno efficace.

La lingua italiana è un patrimonio culturale e va difesa non distrutta con l’ItangleseL’abuso dell’inglese non è l’unico virus che sta affossando la nostra lingua. Si sta affermando anche la “lingua inclusiva” pseudosessista: un insieme di termini astrusi e simbologie varie per evitare presunte discriminazioni con la giustificazione che la lingua italiana è patriarcale.
Per es. il termine “tutti” è maschile e secondo questa teoria discriminerebbe le donne.
Per quanto riguarda la simbologia sta entrando nell’uso comune l’uso dell’asterisco [*] per evitare il maschile plurale; [ə] è lo scwha, un grafema, un simbolo che non esiste in italiano, ma utilizzato senza criterio. E adesso siamo alle desinenze in[u] che introduce il neutro nell’italiano.
L’Accademia della crusca fa di tutto per contrastare questa tendenza con nessun esito.

Lingua italiana così evolve sui social network
Sui social è in atto una regressione culturale indiscriminata. Ecco alcune parole in cui esiste la versione italiana ma si preferisce utilizzare il corrispondente inglese, talvolta con la giustificazione che il termine introdotto è più corto e sintetico: Remastered (riedizione); giocatori (gamer); scarpe da ginnastica (sneakers); orologio subacqueo (sport watch); diodi luminosi (led); macchina da scrivere (typewriter) …
Sul social professionale Linkedin troviamo: Head Market Analysis and Sustainability Specialist at Banca… & C. / Events & Incentives Director / Managing Director & Senior CyberSecurity Advisor / Smwautoblok group senior sales and technical area manager / Key account sales manager presso Uniservice Srl / Previously executive Director Vefa Business Centre Bishkek / Head of HR/Team Lead People Partner / Thinꓘer & Lateral Thinking, CriticalThinKing / Senior Business Developer …
Nella moda spiccano fashion, outfit, trend, must, mood, look, oversize …  
E per finire endorsement (sostegno, approvazione); gap (divario) rendono in certi ambienti più chic il discorso.

Politica e istituzioni
L’itanglese è ormai la lingua della politica, delle istituzioni, della stampa, della Tv privata e di stato.
La Rai è tra i maggiori responsabili di questo fenomeno con testate denominate Rai Movie, Rai News, Ray Play… e trasmissioni come italia’s got talent.
Non sappiamo se c’è un progetto studiato e applicato scientificamente, cosa certa è che la classe dirigente diligentemente lo impiega ammazzando l’italiano.
La politica e le istituzioni che dovrebbero tutelare la nostra lingua si sono allineati al neolinguaggio ed anche negli atti legislativi e burocratici amministrativi utilizzano l’Itanglese, con l’uso di termini in documenti ufficiali come jobs act, caregiver, cashback, lockdown, green pass, dosi booster
Nell’anno delle celebrazioni dantesche, il Mur (Ministero dell’Università e della Ricerca) ha emanato un decreto (dl 73-2021) con cui viene istituito il nuovo Fondo Italiano per la Scienza (FIS) che prevede che i progetti siano presentati in lingua inglese, altrimenti saranno considerati “irricevibili” e dunque esclusi. E in inglese dovranno tenersi anche gli eventuali colloqui orali legati alle discussioni o alle interviste in merito.
La riforma Madia aveva già reso l’inglese lingua obbligatoria per partecipare ai bandi della pubblica amministrazione e gli atenei fanno la loro parte come il Politecnico di Milano che da anni si adopera per fornire l’insegnamento nel solo inglese.
Anche il Governo dà il suo notevole contributo, per es. il Ministro Franceschini ha denominato ITsART una piattaforma informatica per celebrare e diffondere la conoscenza del patrimonio culturale italiano.  
Il grullino Di Maio ha introdotto la figura del navigator (tutor) nella legge sul Reddito di Cittadinanza. Lo stesso, agli Stati generali della lingua italiana e della creatività, ha presentato il progetto “BeIT”, per descrivere i valori dell’italianità, una campagna di comunicazione a sostegno del Made in Italy per rinnovare l’immagine dell’Italia all’estero.
Anche Poste italiane contribuisce con le seguenti denominazioni: Delivery standard (pacco ordinario), Delivery Express (pacco celere) e quindi Delivery Globe, Delivery Europe, Delivery international Express, Delivery web …
Risponde all’appello anche la compagnia di bandiera, da sempre Alitalia col “restyling” in ITA Airways mentre conservano il loro nome tradizionale“Air France”; Lufthansa; Iberia Líneas Aéreas de España.

Pandemia
La pandemia ha accelerato, e non poco, la distruzione della lingua italiana. I centri dove ci si vaccina sono chiamati hub; i focolai sono cluster ed ancora lockdown, smart working, droplet, spike protein, spillover, drive trough, contact tracing, recovery plan o fund… Certificazione verde diventa green pass, e di conseguenza super green pass, test, boom, hub e task force, booster …
Davanti all’Itanglese il cittadino si adegua e chiama “booster” il “richiamo vaccinale”.

Cuoco o Chef?
Nei tempi andati si usava il francesismo “chef” al posto di “cuoco” per moda e snobismo, ma nel nuovo millennio il termine si è trasformato in MasterChef dove il termine “cuoco” evoca una professione di serie B, uno chef delle trattorie e delle bettole che nei ristoranti stellati o di lusso si trasforma in chef.

Altro
Non mancano numerosi termini con le desinenze in –ing e –er: surf/surfing/surfer; blogger, rapper; work/working/worker; shop/shopping/shopper; e anglicismi con premessa no: no global, no vax, no covid, no hospital …
Crescono le enunciazioni mistilingue: off course, one moment, number one, why not?, very good, oh my God!, last but not least, the best, real time, too much; remember, don’t worry¸ stop, relax, save the date, fuck you!

Francia e Spagna
In Francia ed in Spagna esiste una politica linguista che si oppone all’introduzione indiscriminata di nuovi termini anglofoni. In Francia l’Académie française ha istituito una commissione per regolamentare la comunicazione istituzionale francese con lo scopo di contrastare gli Anglicismi. In Italia l’Accademia della Crusca abbaia ma alla luna!
Al posto di Whistleblower sono utilizzati i termini corrispondenti delle lingue nazionali: in francese “lanceur d’alerte” e in spagnolo “alertador”. Lo stesso avviene col termine lockdown (confinamento) che in francese viene tradotto “confinement” e in spagnolo confinamiento”. Non ci si rivolge a una baby sitter ma al niñeraggio.
A pensar male sembra che l’inglese in Italia possa far passare provvedimenti legislativi senza suscitare troppo scalpore.

Conclusioni
L’itanglese è una realtà, una precisa scelta comunicativa della stampa, della TV, della politica, della scienza … viene utilizzato soprattutto nel lavoro, dove le mansioni e le funzioni sono espresse con terminologia inglese, spesso incomprensibile. E’ la lingua di Internet, dell’informatica, dei tecnici, della pubblicità, delle insegne dei negozi …
Anche gli imprenditori e gli uomini di cultura si sono adeguati ritendendo di appartenere ad un mondo più elevato.

o 18.07.2022

Riferimenti

🕮  Campagna per salvare l’Italiano – La nostra lingua senza inutili anglicismi

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2 risposte a 👽 Whistleblower

  1. Gianluca_Pinto scrive:

    L’altro giorno sono entrato in un negozio di Roma per un semplicissimo paio di scarpe.
    La commessa mi ha chiesto cosa cercassi. Fermo restando che in genere io non entro in un negozio di scarpe per cercare una fresatrice, mi ha detto “questi sono i nostri “items” (articoli).
    Ho semplicemente risposto “arrivederci” e me e sono andato.
    Ti manca “Item”, e ti manca “brainstorming” e molti altri gioielli tipo “sentiment” “mood” e via allegramente dicendo.
    Gianluca_Pinto

  2. Paolo-A scrive:

    Paolo-A

    L’attuale itanglese è probabilmente la maggiore e più degradante manifestazione di stupidità di massa a cui l’Italia abbia dato vita dopo l’insuperata stupidità istituzionalizzata del fascismo, con la sua ridicola e abietta retorica.
    Qualche nota da ex addetto ai lavori a proposito dell’informatica. Se da una parte l’uso dell’inglese e dei suoi termini è giustificato *per i tecnici*, dato che nella pratica lavorativa capita continuamente (ed è indispensabile) di leggere documenti e libri in inglese, di interagire con persone in tutto il mondo in lingua inglese, anche qui va registrata la nascita di brutti anglicismi come “committare”, “pushare”, “uploadare” (chein mancanza di traduzioni precise potrebbero facilmente essere sostituiti con “fare un commit, un push”, ecc.). Ma soprattutto va sottolineata la frequente abitudine di storpiare la lingua inglese con pronuncie fantasiose: si sentono cose come privèit per private, reposìtory con l’accento sulla i, come anche in paramìter per parameter. Ma la pronuncia storpiata dell’inglese, che fa da perfetto complemento agli anglicismi e all’uso inutile e ridicolo di parole inglesi anche quando hanno un’appropriata traduzione in italiano, sono assai diffuse anche al di fuori dell’informatica come il famoso e ubiquo rèport, con l’accento sulla prima sillaba, pronunciato così universalmente, perfino dai giornalisti dell’omonima trasmissione televisiva (peraltro altamente apprezzabile).

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